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La vecchiaia non è una malattia
01/06/2010
La Redazione - Mondo Shiatsu

Aula del Consiglio Regionale della Lombardia; strepitoso successo riscosso dal Convegno “La vecchiaia non è una malattia” organizzato dal Comitato Tecnico Scientifico delle DBN della Lombardia. Il livello culturale degli interventi, la grande partecipazione, il supporto delle istituzioni hanno trasformato il convegno in un vero e proprio “evento” in cui la DBN lombarde hanno dato la misura della propria dimensione culturale e sociale.
Leggi la cronaca e l’intervento a rappresentanza delle DBN


Le DBN per la vecchiaia, anzi per la vita
    
I nodi culturali a fondamento delle DBN
        
di Claudio Parolin

Le riflessioni sviluppate nel Convegno “L’arco della vita” hanno permesso di mettere a fuoco le “profonde” radici culturali su cui si fondano, ancorché appena nate, le Discipline Bio Naturali.

I Nodi culturali
Sono due i nodi culturali che distinguono l’universo dalle DBN dalle categorie comunemente in uso nel nostro occidente scientifico-illuminista.
Ho detto distinguono, non contrappongono. Si tratta di principi diversi, di punti di vista differenti, approcci originali che vanno a creare una nuova, “altra” possibilità di relazione tra le persone coinvolte nell’evento. Una possibilità in più per osservare e interagire con i fenomeni vitali. In questo senso possiamo affermare che le DBN sono nel contempo alternative e complementari.
Alternative non perché contrapposte ma in quanto “altre”, perché danno della vita un’altra visione, meglio propongono un altro modo di viverla; complementari non in quanto ancillari e subordinate, ma in quanto possibilità integrativa e originale nella ricerca di quella pienezza, vivacità e gioia a cui l’uomo aspira e di cui il mantenimento della salute è solo un aspetto, aspetto che finisce per essere puramente difensivo.
Infatti,  “quando c’è la salute, c’è tutto” sentiamo spesso sentenziare sul tram o nei negozi; ma solo in circostanze in cui si racconta di malattie importanti proprie o altrui. In realtà quando la salute c’è non si tiene in conto e le aspirazioni principali sono i soldi, la carriera, il successo, l’amore e il sesso….. la salute è importante solo quando non c’è.

La questione del “manovratore”
1) Il primo nodo è costituito dalla annosa questione del “manovratore”.
Che si chiami Dio, o natura, o sistema immunitario o in mille altri modi coerentemente con i diversi sistemi di pensiero, sotto a tutti i nostri atteggiamenti e modi di operare c’è una diversa idea del “Grande Manovratore”: esiste o non esiste ? E ancora, è stupido o intelligente? Senza buttarla in politica o filosofia, si tratta di partire dall’idea che i meccanismi che stanno alla base delle nostre risposte vitali agli accadimenti sono coerenti in quanto governati da una “intelligenza interna” al sistema (organismo vivente, ecosistema, universo ecc.) o sono dovuti al caso.
E se questa intelligenza interna, profonda, nascosta (ammesso che esista) sia saggia e affidabile o fallibile e imperfetta, da correggere. Insomma il “Grande Manovratore” che regge l’universo e il “Piccolo Manovratore”, che regola il nostro organismo, è  saggio e la vede più lunga di noi e possiamo affidarci alla sua gestione, alle sue scelte, ai suoi interventi (o omissioni di intervento); o è stupido e poco affidabile o per lo meno limitato e perfettibile, per cui la nostra razionalità ha il dovere di intervenire per migliorare, correggere, supportare.
Sulla base della convinzione che l’uomo, intelligente dominatore del creato, ha sviluppato conoscenze, strumenti, metodi di cura migliori, più efficaci, evolutivi rispetto alle obsolete capacità di intervento e risposta vitale a disposizione del “manovratore”.
Negli ultimi 300 anni, razionalismo, positivismo, illuminismo hanno portato l’uomo ad utilizzare la propria intelligenza, creatività, tecnologia, scienza, medicina per correggere, modificare, supportare, “aggiustare” in una parola le debolezze, imperfezioni, le falle, i difetti insomma che la gestione inadeguata e perfettibile del manovratore ha via via evidenziato. E direi con risultati grandiosi….
Pensiamo alla chirurgia, compresa quella estetica, ai vaccini, alla genetica e via discorrendo….a noi oggi, tutto ciò appare normale e logico, quasi inevitabile, ma in realtà è un atteggiamento che nasce da un approccio culturale relativamente recente; l’attuale cultura scientifica ha in fin dei conti solo pochi secoli, insomma, rispetto la storia umana è nella prima infanzia.
Altri approcci culturali, ben più antichi e collaudati, si rapportano alla realtà in modo molto diverso. Nella cultura taoista per esempio, antica di quasi 3000 anni, il Grande Manovratore è identificato nella natura e adeguarsi ai suoi comportamenti spontanei è il criterio principe a cui l’uomo deve uniformarsi per essere realizzato e felice. L’uomo conquista una vita piena, sana, longeva e felice se aderisce alle leggi naturali, se si riconosce esso stesso natura, se è natura.

Mi vaccino, oppure no? 
Possono sembrare discorsi astratti ma in realtà questo è il dilemma che affrontiamo quotidianamente quando ci troviamo di fronte alla scelta se somministrare la tachipirina a nostro figlio con la febbre alta o se assumere antibiotici per l’ascesso che ci tormenta la gengiva. Se intervenire chirurgicamente per resecare l’intestino per ridurre i chili o mangiar sano e far movimento; se vaccinarsi per la H1N1 o rafforzare l’organismo smettendo di fumare o praticando lo shiatsu
Attenzione: non è necessario schierarsi affermando una fede assoluta in una ideologia: illuminismo o taoismo, vaccinazione o shiatsu…. si possono usare anche tutt’e due; noi cultori delle DBN, cresciuti e immersi nella cultura scientifica dominante e “rieducati” alla cultura della vitalità grazie alla pratica delle DBN, ci siamo trovati, dopo qualche anno di difficoltà e rischio di schizofrenie varie, ad utilizzare con elasticità e ricchezza ambedue i modelli culturali costruendoci la capacità di vedere, valutare e vivere la realtà adottando due punti di vista che possono diventare complementari. Grazie a ciò, l’adozione di plurimi punti di vista, la visione del mondo e della vita acquista profondità e prospettiva, nello stesso modo in cui l’utilizzo del doppio punto di osservazione consentito dai nostri due occhi da tridimensionalità agli oggetti e al panorama
… 
Ma nella pratica delle DBN noi, sostanzialmente, contiamo sulla saggezza del manovratore e operiamo sulla vitalità, cioè per creare le migliori condizioni in cui la persona può esprimere in maniera ottimale le sue potenzialità naturali; per questo non rischiamo di invadere il campo degli operatori sanitari il cui mestiere è invece quello di sostituirsi o correggere gli errori e le insufficienze del manovratore.

Il manovratore nel Caos
Questo è il primo caposaldo che caratterizza, e distingue, le DBN dalle medicine o altre pratiche scientifiche.
Dichiarando che le DBN hanno la finalità di permettere e stimolare la miglior espressione delle risorse vitali, ci poniamo in un alveo “natural-vitalistico” che ha una storia millenaria che si è ramificata in numerosi filoni e dottrine nelle varie epoche e che ancor oggi sono presenti in molteplici forme nelle diverse aree geografiche.
Ed è un approccio coerente anche con i più moderni ed evoluti approcci “scientifici” occidentali, ovvero il modello del caos e il modello della complessità; il “manovratore” riappare sotto le spoglie dell’ “ordine presente nel caos” e nella “capacità di autogestione presente negli organismi complessi”, presupposti fondanti di queste nuove frontiere della ricerca. 
Quando un potenziale utente mi chiede se lo shiatsu cura l’ernia del disco, non ho esitazioni nel rispondergli che lo shiatsu non cura niente ma che, valorizzando pienamente la sua vitalità, lo mette in condizione di vivere meglio tutti gli aspetti della sua vita, mal di schiena compreso…e che se ne accorgerà già dal primo trattamento.
    
La qualità del bipolarismo
Il secondo nodo culturale, che differenzia e qualifica le DBN, è costituito dalla “qualità” del bipolarismo dei modelli culturali che, per semplicità, possiamo definire “occidentale” e “orientale”.
Nell’evoluzione culturale e filosofica occidentale, dopo Aristotele, si è affermata una visione bipolare antagonista, di contrapposizione dove i due aspetti, le due attribuzioni, le due qualità, (bello e brutto, dinamico e inerte, sano e malato, giovane e vecchio…. ) si contrappongono l’un contro l’altra armata e si contendono la supremazia. Il bello deve prevalere sul brutto, la salute deve sconfiggere la malattia, il potere se lo contendono le vecchie e le nuove generazioni e così via…
Nelle culture orientali si è invece affermato, ed in certe epoche ha prevalso, un dualismo complementare, di collaborazione dove i due termini, aspetti, qualità, manifestazioni non sono concepiti in forma conflittuale, non lottano per prevalere ma collaborano, anzi devono coesistere e collaborare perché il fenomeno, la vita si possa esprimere. Per noi occidentali è impossibile esprimerci utilizzando un modello bipolare complementare perché è il nostro stesso linguaggio che ha creato parole antagoniste; ogni qualità ne richiama automaticamente una contraria, peggiore o migliore, ma comunque inconciliabile. Se dico estroverso lo contrappongo inevitabilmente a introverso e se dico luminoso mi sorge spontaneo il contrario, oscuro. Insomma una eterna lotta del bene contro il male. Per esprimere un dualismo di collaborazione in un linguaggio “illuministico” devo fare forzature e/o giri di parole. Per esempio al termine estroverso affiancare il termine riflessivo, a dinamico affiancare stabile o solido, al posto di luminoso usare soleggiato e affiancargli ombreggiato e così via.
Creare insomma una compatibilità, anzi una possibilità di compresenza, una necessità di collaborazione come espresso nella cultura orientale dalla relazione yin/yang.
In questo universo culturale nulla esiste che non sia yin/yang e non esiste quindi la possibilità di contrapporre fenomeno a fenomeno, qualità a qualità.

Una vitalità per tutte le stagioni.
Per questo nelle DBN parliamo di vitalità; il termine salute si contrappone al termine malattia; il termine equilibrio o armonia si contrappongono ai termini squilibrio o disarmonia; il termine benessere si contrappone al malessere. La vitalità non ha un contrario, è in continua evoluzione, riguarda tutte le persone. La vitalità c’è in tutti, non ha limiti quantitativi o qualitativi, può sempre esprimersi meglio e in maggior pienezza. L’atleta in splendida forma e il malato terminale possono comunque ambedue esprimere al meglio la propria vitalità….. e le DBN servono a questo.
Ecco che allora possiamo affermare che la vecchiaia non esiste; la tarda età può essere una splendida stagione in cui possiamo esprimere pienamente la nostra vitalità.
In forme diverse ma non certo qualitativamente inferiori (né superiori) alla vitalità dei 20 anni.
Le DBN sono finalizzate, citando una magnifica frase del prof. Guerci, “a dar vita agli anni, non a dar anni alla vita”; dar anni alla vita comunque diventa alla resa dei conti prolungare una faticosa e spesso dolorosa sopravvivenza ed incontra comunque un limite finale; la vita che possiamo dare agli anni, in qualsiasi epoca del nostro arco di vita, non ha invece limiti e la pienezza e gioia di vivere non conosce confini.

Le Dbn, un privilegio
Noi che pratichiamo le DBN siamo in fondo dei privilegiati; gli operatori sanitari si limitano a combattere le patologie in una prolungata guerra di posizione, perseguendo lo scopo di scongiurare, o almeno procrastinare la morte, sicuri della sconfitta finale. Noi operatori DBN esaltiamo la vitalità e forniamo gli strumenti per riempire gli anni, pochi o tanti che siano, di energia e di gioia di vivere. Loro lavorano sulla quantità di vita, noi sulla qualità della vita. Meno male che ci sono anche loro, e dobbiamo ringraziarli per la fatica e l’impegno, ma siamo sicuramente dei privilegiati.
E comunque i nostri ambiti di intervento sono peculiari e originali, chiaramente delineati e nettamente distinguibili.