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CIBO: risorsa, rischio, cultura, arte
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CIBO: risorsa, rischio, cultura, arte

La Redazione - Mondo Shiatsu

Convegno “CIBO: risorsa, rischio, cultura, arte"

Abstract intervento Claudio Parolin: Cibo, risorsa vitale. Vivere in libertà e pienezza l’alimentazione con le Discipline Bio Naturali.

Alcune osservazioni preliminari:

a)      Ci troviamo, nel mondo occidentale, in una situazione storica unica, di fronte ad un fenomeno nuovo: l’ uomo è affrancato dal suo bisogno principale, la ricerca di cibo sufficiente per sopravvivere e al contrario il cibo, la sovrabbondanza di cibo, diventa un rischio, un pericolo, un attentato quotidiano alla sua salute e sopravvivenza (per una crescente fascia di popolazione: obesità, bulimia, anoressia)   

b)      Una situazione che cambia profondamente l’atteggiamento nei confronti del cibo, vissuto per la prima volta nella storia come “estraneo”, come “droga” (compensazione a bisogni “altri”), come pericolo per la salute (il medico mi ha proibito…), come nemico da combattere in una lotta quotidiana che assorbe buona parte delle ns. risorse. Il cibo si è trasformato da risorsa a consumo di risorse nella lotta quotidiana con “i disturbi alimentari”, la pesantezza di stomaco, l’acidità, la stitichezza ecc.

c)       Una situazione che diventa fortemente disorientante per questa sovrapposizione tra il cibo vissuto risposta a un bisogno e fonte di piacere da un lato ed elemento ostile pericoloso per la salute e compensazione (drogata, con veri e propri fenomeni di dipendenza) deputata al riempimento di “vuoti” di ogni tipo (carenze affettive, affermazione sociale ecc.).

La cultura DBN, la cultura della vitalità ripropone il cibo come soddisfazione di un bisogno intenso e profondo e fonte di piacere naturale.

La soddisfazione del bisogno di nutrimento è sicuramente già di per sé un piacere immenso (dire che il piacere di bere quando si ha sete e di mangiare quando si ha fame è una delle gioie della vita è sicuramente una banalità su cui tutti siamo d’accordo); ma diventa un piacere “naturale”, esaltato alla ennesima potenza grazie ad una ritrovata sintonia tra il nutrimento e il gusto

Alcuni luoghi comuni da sfatare:

1)      le cose che fanno bene non piacciono, piacciono le cose che fanno male

2)      bisogna bere anche se non si ha sete

3)      se sei sovrappeso basta inibire l’assorbimento

La nuova (ma in realtà ancestrale) cultura delle DBN ci aiuta e orienta in questa ricerca del “godimento del cibo:

Una cultura della vitalità afferma principi diversi:

1)      nulla fa bene e nulla fa male, “secondo natura”.

2)      “Secondo natura” è la sintonia con me stesso e l’ambiente che solo io posso costruire o “ricostruire”, imparando ad ascoltarmi e sentirmi.

3)      Se sono (o torno ad essere) “secondo natura”, sento il bisogno (e gusto pienamente) del cibo che mi fa bene (pensiamo alla sensibilità del bambino, della donna in gravidanza ecc.).

Il gusto, il nostro gusto che si adegua giorno per giorno, ora per ora in base alla stagione, alle condizioni atmosferiche, all’attività fisica, torna ad essere l’orientamento principale e “piacevole” per un rapporto con il cibo “secondo natura”. Quel che in quel momento mi vien voglia di mangiare, che mi da godimento, è quello di cui ho veramente bisogno (senza separare o contrapporre bisogno fisico, psichico, spirituale). Nei monasteri orientali il cuoco era la figura seconda in ordine di importanza, dopo il priore; perché “amministrando” il cibo della comunità (in sintonia con le stagioni, le attività, i ritmi, le disponibilità ecc.) poteva dare un contributo fondamentale non solo alla salute fisica ma anche all’evoluzione spirituale del gruppo.

Che fare? Come ritornare a essere e sentire “secondo natura”?

È molto semplice; basta ritrovare la propria naturale sensibilità e risintonizzarsi con i bisogni (e i gusti) che emergono spontaneamente.

Basta semplicemente uscire per un attimo dal fragore della “civiltà” e fare silenzio, ascoltando la “nostra natura”: mangiare e bere poco per qualche giorno, attendendo di sentir “germogliare” dentro di sé sensazioni di cui probabilmente abbiamo perso la memoria.

1)      La fame (e la sete) ovvero la sensazione di stomaco vuoto e “vivace”, pronto e “voglioso” di cibo; non un generico appetito, languore, voglia di mangiare ecc. Proprio bisogno di mangiare, di nutrirsi: nella quantità “secondo natura”, ovvero fino a quando la fame perdura e non subentra la sensazione di  sazietà (non pieni o peggio gonfi).

2)      I sapori delicati: i diversi sapori stimolano, “orientano” il funzionamento del nostro organismo (corpo mente ecc.); se ci facciamo caso ci accorgiamo che anche, a livello superficiale, il nostro umore cambia spesso con gli stimoli che i diversi sapori danno al ns. organismo.

Oggi viviamo in un orgia di sapori forti (pensiamo alle merendine dei bambini, stomachevolmente dolci o salatissime) e il nostro equilibrio sensoriale ne risulta fortemente scosso. Diventiamo, per bisogno, corazzati e impermeabili allo stimolo dei sapori perdendo con ciò la nostra fonte quotidiana di “riequilibrio vitale” che ci permetterebbe di vivere sani e felici, evitando il 98% dei malanni ed emancipandoci dal 98% dei farmaci con cui ricerchiamo, artificialmente, quel benessere “secondo natura” che già una alimentazione sana e piacevole ci garantirebbe.

Nella cultura della vitalità, il cibo, il nutrimento è puro godimento che nasce dal riconoscere nella quantità e nella qualità del cibo la risposta ad un bisogno profondo e autentico e un momento di “felice” sintonia tra “la natura – io” e “la natura – mondo circostante” in una ricomposizione armonica, in un quotidiano reincontrarsi tra i bisogni umani più elementari e profondi e la ricchezza, la gioia della vita.

       

 



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