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giovedì 13 febbraio 2014
Comunicazione n°6
giovedì 21 marzo 2013
legge sulle professioni: LA SAGRA DELL'ARIA FRITTA
venerdì 19 marzo 2010
Aggiornamento - Politico Istituzionale
giovedì 2 novembre 2006
E’ nata!
lunedì 13 marzo 2006
Legge DBN: Liguria!
giovedì 23 giugno 2005
Toscana - ASL e medicine non convenzionali


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Comunicazione n°6

Claudio Parolin - Shiatsu News

febbraio 2014
    Sommario:
    - i 3 “partiti” delle DBN; tu quale sostieni?
    - I diversi comportamenti delle Associazioni Professionali
    - che fare?


C’è una grande confusione sotto il sole: cosa possiamo fare?

Associazioni professionali, Registri Regionali, legge nazionale, diplomi del Coni, Certificazioni UNI, Attestati di Competenza, attestati di qualità, corsi universitari ecc. ecc. ecc…... Chi ci capisce più niente?
Cerchiamo di dipanare la matassa

Capitolo 1: le discipline “varie” e le Discipline Bio Naturali

Le discipline “varie”: nel mondo del naturale e dell’orientale esistono numerose discipline. Ognuno può, attingendo dall’esperienza secolare orientale e/o occidentale (o creando ex novo dalle tecniche moderne) pescare qualcosa e confezionare una nuova/vecchia disciplina battezzandola con un nome griffato e lanciarsi sul mercato.

È del tutto legittimo e succede tutti i giorni; sono di moda in particolare i “metodi” costruiti “shakerando” antiche tecniche con scoperte recenti , battezzati dal creatore col proprio nome o un nome di fantasia. E, magari, sono anche efficaci e riscuotono successo.

In questo “mare magnum” di attività si distinguono le Discipline Bio Naturali. Create come settore nell’anno 2000, hanno accomunato numerose Discipline sulla base di 3 principi fondativi: finalizzazione alla vitalità, approccio globale e utilizzo di metodi naturali.

Il Comitato Tecnico Scientifico della Regione Lombardia ha elaborato un Manifesto delle Discipline Bio Naturali, che alleghiamo, che delimita in modo chiaro chi è dentro e chi è fuori, nel rispetto delle libere scelte dei praticanti e delle loro organizzazioni.

Capitolo 2: Le diverse strade per la tutela delle DBN

I partiti schierati per il futuro delle DBN sono 3; in sintesi:

1) Il Partito della regolamentazione nazionale:
Quello che vede in un riconoscimento/regolamentazione delle singole discipline da parte dello Stato la via per la creazione di nuove professioni regolamentate che tutelino i soli professionisti delle discipline più conosciute.

È una via che, dopo 30 anni di tentativi falliti, in tempi di liberalizzazioni, non ha alcuna possibilità di successo. Non ci crede più nessuno ed è sbandierata da qualche associazione solo per acquisire adepti e da qualche politico solo per acquisire consensi. A questo livello è molto più facile che la regolamentazione di discipline manuali favorisca le potenti lobby delle categorie già regolamentate (fisioterapisti, estetiste ecc.) e porti all’assorbimento delle nostre tecniche nelle loro riserve, espropriandoci.

2) Il Partito del corporativismo
Quello che vuole affidare alle sole Associazioni Professionali (A.P.) la tutela delle DBN. Ne fanno parte, ovviamente, alcune A.P., spesso le più potenti e numerose, che hanno visto (?!?) nella legge 4/2013 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate” un supporto al loro ruolo.

Va benissimo il sistema delle libere professioni e della libera aggregazione volontaria degli operatori in Associazioni Professionali per la tutela di professionisti in DBN e utenti. Ma questo sistema è spesso debole e insufficiente. Infatti le Leggi e Registri regionali in molti casi si sono rivelati decisivi per rintuzzare i tentativi “sanitari ed estetici” di invaderci.
Per esempio, clamorosamente, almeno in due casi:
    1) nel caso degli emendamenti alla l.r. lombarda 3/2013. Ruolo in ambito regionale. Allegato 1 a fine pagina
    2) nel caso della bocciatura dei PdL nazionali n° 3107, n° 3133 e n° 3759 che affidavano le DBN alle estetiste. Ruolo in ambito nazionale. Allegato 2 a fine pagina


3) Il Partito della doppia tutela per le libere DBN
Quello che vede la possibilità di una doppia tutela per la libera pratica delle DBN : le Associazioni Professionali e la legge 4/2013 da un lato, le Leggi e i Registri Regionali dall’altro.
Viste come compatibili e complementari; come di fatto sono.

Fermo restando l’obiettivo comune di mantenere libera la pratica delle DBN, un affiancamento del sistema delle libere A.P. ad una rete di leggi regionali (in cui per altro le A.P. hanno un ruolo fondamentale e un potere notevole) in grado di giocare sul piano sociale e sul piano istituzionale la valorizzazione e la tutela delle DBN, dei praticanti, degli operatori e degli utenti costituisce in Lombardia (e potenzialmente in Italia) la situazione “ottimale”. Negli altri stati europei se la sognano!

Le leggi regionali sono uno strumento adeguato alla tutela delle DBN sul piano istituzionale per 2 motivi:

    a) Possono tutelare il settore delle DBN senza poterlo regolamentare come professione e pertanto sono il livello istituzionale perfetto per mantenere “libere” le DBN difendendole dalle “invadenze” dei sanitari ed estetiste, come hanno fatto egregiamente in questi anni (vedi allegato 2 a fine pagina).

    b) Assegnano alle A.P. e alle scuole un ruolo fondamentale di garanzia e promozione delle DBN “rinforzato” dall’istituzione. Si crea la possibilità di coordinare
    - l’azione a livello nazionale delle A.P. con
    - l’azione a livello regionale dei Comitati Tecnici Scientifici regionali.

In altre parole le A.P. possono potenziare la propria azione diretta sul piano sociale con un azione sul piano istituzionale dall’interno degli organismi regionali e, coordinando le due azioni, garantire alle DBN, agli operatori e agli utenti il massimo di spazio e garanzie.

I diversi comportamenti delle Associazioni Professionali

Molte A.P. (AKSI, FNNHP, AIPOB, AIR, AlboAMI ecc.) hanno capito quanto sopra e lavorano da anni, con ottimi risultati, nel Comitato Tecnico Scientifico istituito in Lombardia.
Altre A.P. (soprattutto dello shiatsu) si sono impegnate in un pervicace “resistenza contro” la legge regionale lombarda!
Perché? Ho letto quanto pubblicato, scritto e detto dagli esponenti di queste A.P. (Apos, Fis, IAS ecc.) e non sono riuscito a trovare motivazioni sensate, ragionevoli, coerenti.
Certo, la legge lombarda non è perfetta, la Giunta Regionale a volte è lenta nel rispondere alle richieste, il funzionamento del C.T.S. presenta molte pecche ma non c’è nulla che, con un po’ di buona volontà e una disponibilità alla collaborazione. non si possa migliorare e risolvere.
In realtà l’unica motivazione che riesco a leggere nel comportamento delle A.P. boicottatrici è paura di una (eventuale ma inesistente) “concorrenza” da parte dei Registri Regionali ai “liberi elenchi” gestiti dalle A.P. stesse; in altre parole mentre le A.P. che sostengono la legge regionale hanno capito la complementarietà e hanno indirizzato i loro iscritti nei Registri Regionali ricavandone molti vantaggi (visibilità, fidelizzazione, credibilità e autorevolezza), alcune altre hanno paura di perdere iscritti e cercano da anni di “affossare” la legge lombarda (e il boicottaggio dei Registri Operatori e Enti di Formazione è l’esempio più eclatante e incontestabile) e ostacolano la nascita di leggi in altre regioni.

Se qualcuno riesce a vedere altre motivazioni me le indichi, per favore. Sarei ben contento di capirle e “ravvedermi”.
Io vedo solo una banale e meschina difesa di interessi corporativi a detrimento dei veri e globali interessi delle DBN, dei praticanti/operatori e degli utenti da parte di quelli che mi sento di definire brutalmente per quelli che sono: “Signori delle Tessere”.

Penso che le associazioni e i praticanti/operatori che condividono le posizioni che ho sintetizzato con “3° Partito della doppia tutela delle DBN” debbano mettersi assieme per “far valere” le loro motivazioni e rafforzare in tutti gli ambiti la loro presenza, coordinando la loro azione a livello di A.P. e di leggi regionali. Insomma mettiamo su un movimento che porti alla luce, che aggreghi le persone e gli enti di buona volontà e dia forza alla strategia che è in grado di valorizzare e tutelare meglio le DBN.

Che fare?

Cosa possiamo fare? Cosa può fare ciascuno di noi, individualmente e collettivamente? Non certamente costituire l’ennesimo coordinamento, federazione, associazione professionale, interassociazione, scuola…
Cominciamo a dare spazio alla riflessione e al confronto. Invito tutti i praticanti di buona volontà (certo anche i Signori delle Tessere disposti a confrontarsi) a fare considerazioni, proporre riflessioni, avanzare proposte con i propri modi e tempi. Io comincio con creare uno spazio di confronto con un blog.

Apriamo un dibattito su farmovimento.mondoshiatsu.com ; il vostro parere e la vostra iniziativa sarà determinante per il futuro di tutte le Discipline Bio Naturali.

Se non succede niente, se nessuno si fa vivo, vuol dire che non capisco più nulla di quel che vive oggi il “popolo delle DBN”.
Metto in conto l’insuccesso…. ma vale la pena provarci.
Se la cosa vi tocca, fatevi vivi.

Ciao, Claudio Parolin



Manifesto delle Discipline Bio Naturali

Le Discipline Bio-Naturali sono attività e pratiche fondate su 3 principi culturali e operativi, costitutivi della nuova “cultura della vitalità”:
    a) la finalizzazione alla piena espressione della vitalità, patrimonio unico e irripetibile di ogni persona in qualsiasi età, condizione sociale, stato di benessere.
    b) l’approccio globale alla persona, presa in considerazione come entità vitale indivisibile.
    c) l’utilizzo esclusivo di conoscenze, tecniche, strumenti e prodotti naturali.
Il dichiarato intento di operare in modo globale/olistico sulla vitalità della persona le identifica senza ambiguità e le distingue nettamente da ogni altro settore di attività, regolamentata e/o non regolamentata.

Le DBN non sono pratiche terapeutiche, estetiche, sportive o fitness.

L’ attività amatoriale e professionale in ambito DBN è libera e tutelata dalla Costituzione e dalla legge 4/2013.

L’inserimento di una disciplina nel novero delle DBN è liberamente promossa dagli enti che organizzano e tutelano i cultori della disciplina stessa.

La tutela del cittadino/utente, garantito in via generale dalla normativa competente, può trovare nelle associazioni professionali e nelle leggi regionali un importante supporto al riconoscimento e alla promozione dei migliori livelli qualitativi sia nella formazione che nell’erogazione dei servizi alla persona.







Allegato 1
Centralità del ruolo della legge regionale lombarda e del CTS nella tutela delle DBN
in
ambito regionale

Nella seconda metà del 2011 alcuni Consiglieri Regionali della Regione Lombardia hanno presentato una proposta di legge (volgarmente detta legge Harlem, tecnicamente Proposta di Legge n°85 – PdL 85) per frenare lo sviluppo di locali etnici e i centri massaggi orientali.
La PdL n° 85 prevedeva, all’ art 3, che tutti i trattamenti sul corpo, esclusi quelli riservati al personale sanitario, fossero affidati alle estetiste, con una estensione illegittima della legge “Disciplina dell'attività di estetista” (Legge 1/1991). Anche se l’operazione era azzardata (e infatti sarà dichiarata anticostituzionale dalla Consulta nel maggio 2013), nei fatti consegnava alle estetiste shiatsu, riflessologia, tuina ecc., mettendo fuori legge tutti gli operatori DBN che praticavano trattamenti sul corpo.
Il CTS interviene nella persona del Presidente Franco Sammaccia; ci incontriamo con il Consigliere Sala, Presidente della Commissione che sta discutendo la proposta di legge e presentiamo un documento scritto che viene inviato ai Consiglieri firmatari della Proposta di Legge; ci viene detto che sarà attentamente vagliata e considerata.
I lavori di Commissione procedono e non se ne sa più nulla; fino ad arrivare alla vigilia della discussione in Aula della Pdl.
Nei giorni precedenti, visto che il testo emendato della PdL n°85 continua a “regalare” tutti i trattamenti sul corpo alle estetiste in esclusiva, sanzionando operatori shiatsu, tuina, riflessologi ecc. privi del diploma di estetista, avviamo frenetiche consultazioni con i politici sostenitori della legge DBN.
La Pdl va all’approvazione in Consiglio Regionale martedì 14/02/2012. Lunedì 13 a mezzogiorno scade il termine per la presentazione degli emendamenti ma la legge ed è blindata (ovvero i partiti della maggioranza hanno concordato di non presentare o accettare nessun emendamento).
Alle 10,30 di lunedì riusciamo a incontrare i funzionari della segreteria del Pdl e spieghiamo la situazione; dopo mezz’ora siamo raggiunti dai funzionari della Lega. Senza farla lunga la nostra proposta di aggiungere all’art. 3 della Pdl la dicitura “con esclusione delle discipline previste dalla legge regionale 2/2005” viene presentata come emendamento, per evitare la scadenza delle 12.
Dopo faticose trattative si arriva al testo poi contenuto nella Legge Regionale 27 febbraio 2012, n. 3 Disposizioni in materia di artigianato e commercio, ovvero “con esclusione delle attività esercitate dagli operatori iscritti al registro di cui all'articolo 2 della legge regionale 1 febbraio 2005, n. 2 (Norme in materia di discipline bio-naturali)”.
Dov’erano le Associazioni Professionali delle DBN? La politica regionale non le ha proprio considerate! Anche perché si trattava di una legge in materia di Artigianato e Commercio… e d’altra parte, purtroppo, contano poco. Per fortuna c’era la legge DBN in Lombardia e il CTS.
Ma la cosa peggiore è quel che è successo dopo! Il testo della legge escludeva “le attività esercitate dagli operatori iscritti al registro” e in questo modo pensavano di fregarci, visto che in 7 anni (dal 2005 al 2012) i registri non erano stati realizzati.
Diventava urgente far funzionari il Registro Operatori e salvaguardare gli operatori promuovendone l’iscrizione. Siamo riusciti a rendere operativo Il Registro Operatori in pochi mesi dopo e a pubblicarlo sul sito della Regione. Alcune A.P. si sono affrettate a garantire una copertura legale ai loro iscritti promuovendone e facilitandone l’iscrizione. Le A.P. dello shiatsu hanno sconsigliato l’adesione.
Hanno preferito esporre per 2 anni i loro soci al rischio di sanzioni e chiusura piuttosto che collaborare al funzionamento dei registri!
Perché? Per paura di perdere di importanza ? Di perdere iscritti ? Ma l’iscrizione al Registro Regionale non è in alcun modo alternativo all’iscrizione agli elenchi privati delle A.P.
Infatti le A.P. delle discipline che hanno promosso l’iscrizione al Registro Regionale non hanno perso iscritti! Anzi!

Ecco una (tra le molte) prova della funzione importante della lr. 2/2005 a supporto e complemento dell’opera delle Associazioni Professionali.





Allegato 2
Centralità del ruolo della legge regionale lombarda e del CTS nella tutela delle DBN
in
ambito nazionale.

Nel marzo del 2011 l’attività di lobby delle organizzazioni delle estetiste aveva mobilitato innumerevoli deputati per rafforzare e ampliare le riserve delle estetiste e arrivare ad assorbire nuove competenze e attività (onocotecnica, piercing, tecnico dell’abbronzatura artificiale, tatuatore ecc.) tra cui le così definite “scienze bionaturali” o “pratiche bionaturali”.
Ben 6 proposte di legge erano sul tappeto e 3 di queste (AC3107, AC3133 e AC3759) puntavano ad appropriarsi delle nostre biodiscipline.
Ben poco hanno fatto (e potevano fare) le Associazioni Professionali considerata la sproporzione delle forze in campo: 65.000 estetiste rappresentate da grandi organizzazioni nazionali come CNA, Confartigianato ecc., contro le poche migliaia di associati nelle A.P. delle DBN prive di appoggio sindacale.
Anche in questo caso il CTS e la Regione Lombardia hanno avuto un ruolo centrale nello sventare questi tentativi con alcuni interventi tra cui:
    a) Il Presidente del CTS Franco Sammaciccia, forte del ruolo istituzionale presso la Regione Lombardia, ha incontrato il sottosegretario Saglia (Ministero dello Sviluppo Economico) a cui il governo aveva delegato la materia e gli ha spiegato che le DBN erano normate in Lombardia (e in Toscana) da una legge che definiva il settore in quanto libero da riserve professionali e tutelava operatori e utenti. A conclusione dell’incontro il sottosegretario si era impegnato a rinunciare all’incarico per evitare conflitti con le Regioni.
    b) In ambito di Conferenza Stato-Regioni all’esame delle proposte di legge succitate, la Regione Lombardia ha opposto le (nostre) ragioni, mettendo agli atti testi tratti dai nostri documenti, allo scopo (raggiunto) di respingere le pretese delle estetiste. Riportiamo di seguito alcuni passi del documento finale fatto approvare dai funzionari lombardi a tutela delle DBN.

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME 11/034/CR9/C9
VALUTAZIONI SULLE PROPOSTE DI LEGGE CONCERNENTI LA DISCIPLINA DELL’ATTIVITÀ PROFESSIONALE DI ESTETISTA
ELEMENTI DI CRITICITÀ
1) AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA

    Le proposte di legge (n. 3107 - n. 3133 – n. 3759) attraggono su tale professione l’ambito delle discipline bionaturali, istituendo quindi nuove figure professionali nel settore delle scienze estetiche e bionaturali.
Questa commistione mal si concilia con tecniche che hanno natura e finalità diverse. Infatti la professione dell’estetista si è sempre caratterizzata per i trattamenti sulla superficie del corpo, che, come si legge all’art. 1 della Legge 1/1990, comprendono “tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, […]”.
La legge stabilisce inoltre l’esclusione dall’attività di estetica delle “prestazioni dirette in linea specifica ed esclusiva a finalità di carattere terapeutico”.
Mentre le discipline bionaturali si collocano nell’ambito della vitalità della persona ed attraverso tecniche specifiche mirano a stimolare le risorse naturali dell'individuo per ripristinarne le migliori condizioni di benessere e vitalità. Esse, infatti, sono caratterizzate da un approccio globale alla persona e alla sua condizione in generale ed hanno come scopo quello di favorire una migliore qualità della vita e di educare a stili di vita sani.
Da notare, inoltre, che negli ultimi anni alcune Regioni hanno disciplinato con apposita normativa le cd. discipline bio-naturali (Regione Toscana, LR n. 2/2005, Discipline del benessere e bio-naturali; Regione Lombardia, LR 2/2005, Norme in materia di discipline bio-naturali)
.
DISCIPLINE BIONATURALI
Nell’ultimo decennio si sono affermate e diffuse nella realtà sociale numerose discipline mirate al benessere, alla difesa e al ripristino delle migliori condizioni di salute, in generale mirate a generare una migliore qualità della vita (Naturopatia, Riflessologia, Shiatsu, Tuinà, ect.).
Queste discipline, dunque, non appartengono all’area sanitaria in quanto affermano principi generali e generano pratiche operative sostanzialmente diverse da quelle della medicina convenzionale. Anzi, si può affermare, che hanno una fondamento nettamente differente: non nascono dal binomio malattia-salute, patologia-terapia, come avviene nella medicina convenzionale. Esse prendono spunto, piuttosto, da un concetto molto più ampio, mirano cioè al recupero del dinamismo della vita, al ripristino della vitalità, mediante il pieno sviluppo della forza vitale: la malattia, il dolore diventano così manifestazioni della “vitalità”.
Tra il 2001 e il 2006 molte Regioni hanno approvato leggi per le D.B.N., tuttavia molte di queste sono state impugnate dal Governo avanti la Corte Costituzionale e ritenute incostituzionali in quanto istitutive di figure professionali, la cui competenza spetta solo allo Stato.
Solo due leggi non sono state impugnate avanti la Corte Costituzionale: quella della Lombardia (LR n. 2 del 1/02/2005) e quella della Toscana (LR n. 2 del 3/01/2005).


Questo atto ufficiale della Conferenza Stato-Regioni, ha di fatto interrotto l’iter legislativo delle proposte di legge a favore delle estetiste. Risultato che nessuna Associazione Professionale sarebbe mai riuscita ad ottenere da sola.




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