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Caratteristiche e differenze tra varie impostazioni tecniche


Lo shiatsu ha assunto differenti caratterizzazioni in base alle condizioni culturali e alle tipologie fisiche incontrate nelle diverse aree geografiche:

  • In Giappone la tecnica più diffusa è caratterizzata da una forma codificata, il kata, che viene ripetuta con poche varianti su tutte le persone; le pressioni sono intense, spesso oltre la soglia del dolore nella ricerca della massima efficacia; l'effetto generale è prevalentemente tonificante; è in genere una tecnica molto efficace ma difficilmente accettabile in un contesto sociale occidentale. Questo è un motivo per cui gli stili originari giapponesi, in particolare il metodo Namikoshi, non si sono diffusi in occidente.
  • In U.S.A. lo shiatsu si è modificato adattandosi alle richieste e alle aspettative di quella società superficiale ed edonista; si è in pratica trasformato in un trattamento piacevole e rilassante meno indirizzato all’ efficacia profonda. Nella pratica shiatsu americana (lo stile Ohashi ne costituisce l'esempio più caratteristico) sono praticamente scomparse le pressioni intense e si è arricchito di stiramenti, mobilizzazioni articolari, dondolamenti ecc., indubbiamente piacevoli ma scarsamente efficaci sul piano del "risveglio energetico".
  • In Europa lo shiatsu, rispondendo alla domanda sociale di salute che si era diffusa negli anni settanta come reazione alla crisi di fiducia nei confronti della sanità pubblica, si é in un primo momento qualificata come terapia alternativa, affiancandosi a tutte le altre pratiche mediche non convenzionali (omeopatia, fitoterapia, chiropratica, osteopatia ecc) che in questi anni si sono sviluppate ed hanno conquistato una vasta area di mercato, imponendosi anche a livello istituzionale. Ha conosciuto in questa forma un notevole successo che lo ha portato ad una diffusione senza precedenti in occidente e gli ha restituito la dignità di pratica incisiva ed efficace. Ma questa impostazione, rischiando di confinarlo negli ambiti ristretti dell'universo sanitario, si è rivelata, a partire dalla metà degli anni novanta, inadeguata sia ad esprimerne pienamente la carica innovativa sul piano culturale, sia a svilupparne le potenzialità di coinvolgimento di nuovi settori sociali. Anche perché, impostando lo shiatsu come terapia alternativa, gli operatori hanno spostato la loro attenzione dalla qualità ed efficacia delle pressioni agli aspetti di diagnosi e terapia (mutuate per lo più dalla medicina cinese), perdendosi in analisi astratte e speculazioni teoriche. Il classico "terapista shiatsu" europeo che lavora più con la testa che con pollici e gomiti, che è più esperto di teorie cinesi che abile nella manualità risulta per molti versi obsoleto. La reale forza dello shiatsu ha iniziato ad esprimersi negli ultimi dieci anni, generando un impatto immediato e concreto che si incontra con la richiesta di benessere e vitalità espresso da un numero sempre più elevato di persone.
     

Alla ricerca del terzo stile
Ovvero: dell’evoluzione dello shiatsu

di Claudio Parolin

Nella tradizione, nel costume, nell’etica giapponese l’abbandono del gruppo d’appartenenza da parte di un membro veniva, e viene ancora anche se in maniera meno tragica (senza seppuku per capirci),  vissuto in modo traumatico. 
             Alla luce di queste considerazioni possono perciò diventare trasparenti le diverse caratterizzazioni, le differenze di stile tra lo shiatsu Namikoshi e lo shiatsu Masunaga, differenziazioni che all’osservatore occidentale (o meglio non giapponesi) risulterebbero altrimenti incomprensibili o addirittura senza senso.
Proviamo a pensare al pressoché totale abbandono nello stile Iokai dell’uso del pollice, non solo nella forma dei pollici sovrapposti (strumento principe dello stile Namikoshi) ma anche in altre tecniche o forme d’uso.    
Mi son sempre chiesto come sia possibile che un praticante shiatsu rinunci al pollice, di gran lunga lo strumento più duttile, sensibile, incisivo per portare le pressioni, se non per una scelta di principio, ideologica, quasi etica "a priori"...
continua a leggere l'approfondimento 


Cosa è uno stile
di Claudio Parolin 
 Lo stile, a mio parere, è definito dall’insieme di caratteristiche che contraddistinguono un modo di praticare un’arte e/o una disciplina, ove per caratteristiche tipiche di uno stile non si intendono dettagli marginali o tecniche specifiche ma attributi costitutivi di spessore rilevante che determinino una sostanziale differenziazione dello stile in esame rispetto agli altri preesistenti.Tutto ciò nel rispetto delle caratteristiche fondamentali che identifichino la disciplina all’interno della quale gli stili differenti si collocano...
continua a leggere l'approfondimento 

Il Terzo Stile - approfondimento allegato al n° 26 di Shiatsu-do
di Claudio Parolin 
vedi approfondimento



 Tabella di confronto fra gli stili di shiatsu conosciuti

 

Namikoshi

Masunaga

  Il 3° stile

Definizione

STILE DI POLLICI SOVRAPPOSTI

STILE DELLA MANO MADRE E DELLA MANO FIGLIA

STILE DELLA DOPPIA PRESSIONE

Modello culturale di riferimento

 

modello strutturale-ortopedico scientifico occidentale

 

modello energetico orientale con mediazioni fisiologico-anatomico moderne

 

uso integrato di modelli diversi privilegiando:
M.T.C./Taoista/Complessità

Modello operativo di riferimento

 

codificazione di una mappa basata sulla definizione originale di una serie di punti anatomo-fisiologici (scelti, sembra, prevalentemente per la loro efficacia stante la collocazione su inserzioni muscolari, innervazioni, gangli linfatici ecc.)

 

codificazione di una mappa basata sulla riscrittura originale di percorsi energetici

 

codificazione di nuove mappe di zone e punti risonanti

Tecnica di pressione

 

pressioni a pollici sovrapposti (poche pressioni a pollice unico)

 

pressioni con nocche, gomiti e ginocchia con una mano che "tiene" (la mano "madre") in varie forme un’altra parte del corpo o dell’arto trattato.

 

pressioni "autonome" su 2 punti o zone con palmi, pollici e gomiti nelle varie combinazioni

Condizione delle zone trattate

corpo e arto in posizione naturale

corpo e arti in stiramento

sia in posizioni naturali che in posizioni di stiramento

Modalità di pressione

 

pressioni ripetute più volte sullo stesso punto prima di passare ad altro punto 

pressioni portate una volta sola su ogni punto, ripetute lungo il percorso energetico 

pressioni contemporanee su due punti/zone di durata variabile secondo il ritmo più efficace e la risposta vitale percepita

Mappe utilizzate

 

 

 

vedi approfondimento

 

I stili esaminati si differenziano praticamente in tutto; ma probabilmente ciò dipende da quanto descritto sopra, cioè dalla particolare situazione di scontro "esistenziale"che ha caratterizzato la genesi dello stile Iokai, traumatica rispetto una situazione storica e sociale "feudale". Ritengo comunque che tutto ciò ci abbia agevolato nel definire le caratteristiche diverse dei modi di praticare shiatsu. Penso che sia un caso da manuale e che nessuno dubiti del fatto che siano chiaramente delineate e vadano a costituire diversi stili, nel rispetto delle caratteristiche generali che riconoscono la disciplina comune.
Per fortuna ai giorni nostri creare un nuovo stile di shiatsu (ammesso che qualcuno ci riesca) non costituisce sicuramente più, a maggior ragione se ciò avviene nell’occidente pluralistico, un fatto traumatico e non ha sicuramente più bisogno di differenziarsi totalmente per affermare una propria identità; ritengo in altre parole che un grosso vantaggio di una nuova scuola odierna è quello di poter mantenere gli elementi caratteristici degli stili o dello stile precedente che ritiene validi, evolvendo solo gli aspetti che sono suscettibili (secondo i punti di vista) di differenziazione migliorativa. 
Dalla pratica di praticanti evoluti dei due stili citati e dalla ricerca del M° Yuji Yahiro, nasce in Italia negli anni ’70, uno stile che si configura negli anni seguenti, come 3° stile, lo stile della doppia pressione (vedi approfondimento sul 3° stile).

 



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